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ATTENZIONE ALLA PUTTANA SANTA


Diario


9 luglio 2008

Ieri, oggi e domani

 

Il 1978 è un anno molto difficile. A livello mondiale si prevede una ripresa ma in Italia, a causa dei problemi strutturali dell’economia, sarà così debole che la chiameranno “ripresina”. Alla fine del ’77 l’inflazione galoppava oltre il 18%: secondo il governo a fine anno dovrebbe scendere al 13. Si fermerà invece oltre il 17%, mangiandosi gli stipendi degli italiani nonostante la ‘scala mobile’.

Per fermare l’esplosione del debito pubblico, anziché tagliare una spesa corrente divorata dall’assistenzialismo clientelare, il Parlamento ha votato una legge delirante che blocca le spese in conto capitale: di fatto, è annullato qualsiasi investimento in infrastrutture. Si stanno ponendo le basi di quel ritardo infrastrutturale del paese che tanti problemi ci causa ancora oggi.

Le relazioni sociali sono conflittuali, gli scioperi continui, il sistema industriale vecchio e inadeguato. Il terrorismo rosso e nero insanguina le strade: ogni giorno il telegiornale riporta il bollettino dei morti e dei ‘gambizzati’.

L’azione di governo è paralizzata dalle continue crisi: a inizio anno occorrono 55 giorni di consultazioni per varare il IV gabinetto Andreotti. La credibilità delle istituzioni, già ai suoi minimi storici, crolla definitivamente quando il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone (quello passato alla storia per avere fatto le corna – napoletano verace – ai manifestanti che lo contestavano), è costretto a dimettersi dopo essere stato coinvolto in una serie di scandali finanziari.

Il 16 marzo viene rapito il presidente della Dc, Aldo Moro. Me lo ricordo bene quel giorno. Facevo la quinta elementare. Chiusero le scuole e ci mandarono a casa. La signorina Ines, la direttrice, passava di classe in classe, aveva una faccia agitatissima e ci diceva di andare dritti dritti a casa e di stare bene attenti per strada. Per noi era vacanza, i grandi pensavano che stesse per scoppiare la guerra civile.
Lo ritroveranno morto il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, nella famosa Renault 4 rossa strategicamente collocata in via Caetani: pieno centro di Roma, esattamente a metà strada tra la sede della Dc e quella del Pci, zona teoricamente controllatissima.

Nell’Argentina dei generali golpisti si giocano i Mondiali di calcio. I padroni di casa vincono ma, si sospetta, grazie al doping. Intanto nei cinema impazza La febbre del sabato sera e Staying Alive dei Bee Gees è in testa alla hit parade, ma in classifica ci sono anche Meteor Man di Dee Dee Jackson, Alan Sorrenti e i suoi Figli delle stelle, la sigla di Heidi e quella di Atlas Ufo Robot, il Generale di De Gregori e la Queen of Chinatown di Amanda Lear.

Eppure, in quell’anno così difficile, il Parlamento trova il tempo di approvare due leggi straordinariamente avanzate.
Una è la 180/78, la ‘legge Basaglia’, che pur con tutti i suoi limiti e pur applicata male, è tuttora universalmente considerata la legge più avanzata al mondo in tema di disagio mentale.

E l’altra naturalmente è la legge 194, quella sulla interruzione volontaria di gravidanza. Una legge equilibrata che, infatti, fa diminuire il numero di aborti salvando le donne dall’incubo delle mammane. Una legge autenticamente laica, nel senso migliore del termine, perché pone il limite tra feto e individuo con un criterio assolutamente oggettivo: il feto è considerato tale finché rimane un essere che, biologicamente, non potrebbe vivere staccato dalla madre, cioè entro i primi 90 giorni.
Quando, tre anni dopo, il Movimento per la Vita promuove un referendum per ridurre i casi di liceità dell’interruzione volontaria, subisce una pesante sconfitta: i ‘no’ sono il 68% dei voti validi. È un altro sonoro schiaffo alla chiesa, dopo quello del referendum sul divorzio del 1974.

Sono passati trent’anni da quel drammatico 1978. Mentre allora si combatteva un’inflazione a due cifre, oggi gi preoccupiamo di un 3 e qualcosa per cento. Mentre allora si lottava con le svalutazioni, oggi siamo protetti dall’euro.
Negli anni ’70 a Milano, tra vittime del terrorismo e della criminalità comune (ricordate i film modello Milano spara, la polizia risponde?), si contavano 300 morti l’anno. Erano i tempi di Vallanzasca e di mafia e ‘ndrangheta che, grazie ai boss al confino, mettevano solide radici al nord. Oggi l’‘emergenza sicurezza’ sono i bambini rom da schedare.

Eppure oggi, quando si prova a porre il problema dei diritti, ci sentiamo rispondere che “con tutti i problemi che ci sono oggi, dovremmo preoccuparci del matrimonio e delle adozioni gay!”. Tutte palle. Palle anche la storia della chiesa. La chiesa era potente anche allora. La Dc era al governo ininterrottamente da più di trent’anni, spesso da sola.

Il problema non sono i problemi, scusate il bisticcio. Il problema è la mancanza di passione civile. Nelle elezioni del 1946, col paese distrutto fisicamente e moralmente, si diede finalmente il diritto di voto alle donne: era un grande gesto di civiltà, e nessuno si sognava di dire che “con tutti i problemi che abbiamo figuriamoci se dobbiamo star qui a parlare di voto alle donne”.

Tutti erano consapevoli che per la rinascita del paese il tema dei diritti veniva ancora prima di quello della ricostruzione. Tutti erano consapevoli che l’estensione di un diritto rappresenta un rafforzamento di quel diritto, e non certo un suo indebolimento.

Oggi invece vorrebbero farci credere che estendere alle famiglie gay i diritti di quelle eterosessuali minaccerebbe la famiglia stessa. È vero il contrario, e i signori (le signore) coi gonnelloni color porpora lo sanno bene. Per questo si oppongono così fieramente. È vero il contrario: estendere questi diritti significherebbe rafforzare, ampliandolo, il concetto di famiglia. Una famiglia costruita sulle relazioni umane, e non giustificata per fede. Che nasce unicamente dalla scelta consapevole, e non dal dovere. Se si ampliasse a tutti coloro che scelgono di condividere un percorso di vita, e magari di includere in questo percorso altri piccoli esseri umani a cui donare tutto il donabile, il concetto di famiglia non si baserebbe più sul dovere della procreazione ‘naturale’ imposta dal ‘piano divino’.

Sono passati più di tre secoli, eppure nulla è cambiato dai tempi di Galileo. La libera scelta rimane ciò di cui questi signori hanno più paura. La scelta di guardare nel cannocchiale per vedere da sé cosa c’è nel mondo, piuttosto che accettare passivamente il sacro testo. Anzi, peggio ancora, una certa interpretazione del sacro testo, che mi viene spacciata come l’unica possibile perché chi me la propina sarebbe depositario di non si sa quale tradizione di verità. Bellarmino sapeva benissimo che Galileo aveva ragione, e per questo non volle guardare nel cannocchiale. Non perché fosse un ignorante fanatico, tutt’altro.

Oggi come allora, questi personaggi sono tutt’altro che degli sciocchi integralisti. Sanno benissimo quello che fanno. Sono furbi, molto furbi. Che è molto più pericoloso che se fossero fanatici. Il potere è la loro ragione di vita. Il potere più viscido che si possa immaginare, quello imposto alle coscienze con la paura. I nostri diritti toglierebbero loro una parte di potere: non c’è niente di più insopportabile per loro.

Per questo dobbiamo continuare a combattere: perché combattiamo non solo per noi, ma per tutti. Prima o poi la gente lo capirà: in fondo, alla fine, anche Galileo ha vinto.



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3 luglio 2008

...e ora non mi chiedere perchéééé...

Dunque, il mio exordium alla sezione (pardon, al "circolo"...) del PD di Sesto è stato un pistolotto sul tema dei diritti, convinto di essere tra (ex) comunisti non così, ma cosìììì (eh, siamo a Sesto!).

Mi guardo intorno e vedo facce imbarazzate ed espressioni stupite. D'un tratto mi rendo conto che gli altri attorno al tavolo appartengono per lo più alla componente margheritina del PD, ovvero ex diccì.

Una brillante carriera politica stroncata sul nascere, mi dico. Ma ormai è troppo tardi per cambiare registro e tiro dritto.

Il giorno dopo mi telefona la mia ex prof che mi ha coinvolto nel'iniziativa e mi dice: "sai che mi hai fatto fare un figurone ieri sera, il tuo discorso è piaciuto a tutti e ha fatto nascere un sacco di domande".

e stiamo parlando di ex DEMOCRISTIANI.

Morale: gli italiani non sono come cercano di farci credere i media e la classe "dirigente" (ma dirigente de che?). la battaglia sui diritti non è persa: semplicemente, non l'abbiamo ancora fatta.

Non prendiamo come scusa lo strapotere della Chiesa: quando si tratta delle questioni che toccano direttamente la vita concreta della gente, gli italiani hanno dimostrato più volte (divorzio, aborto...) che alla fine seguono molto più la loro coscienza che non il "magistero della chiesa".

Personalmente, dopo essermi lamentato per anni che in Italia non abbiamo i diritti perché la comunità gay non si impegna per conquistarli, ho deciso di cominciare da me stesso e mettermi in gioco. Del resto, "if you want something well done, do it yourself"...

Beh, fatemi gli auguri.


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permalink | inviato da Korben il 3/7/2008 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


10 aprile 2008

Testarda ioooooo.........

"Ecco, sì, mi taccio, un'altra volta e per sempre.  Così, senza un perché. Sparisco nel nulla, come Greta Garbo. Evito quei patetici addii dal blog che mi ricordan tanto i finti suicìdi di chi cerca attenzione: allora me ne vado eh... guardate che me ne sto andando... ecco che vado..."

Così mi ero detto. O forse non era la Grande Greta ad avermi ispirato la fuga all'inglese, era il signor W. che una volta mi disse: "Quando non si ha niente da dire, è meglio tacere". Mi sembra che avesse detto così. Più o meno.

Ma come si fa a stare zitti, dico io. Proprio non ce la faccio. Son testardo. Stubborn, mi disse una volta The Petit Prince, c'est à dire: de coccio. Appunto.

Non solo non si può stare zitti, ma bisogna anche alzare la voce, perché l'orchestrina continua a suonare mentre il Titanic affonda e si rischia di essere sovrastati dal trullallero trullallà. Affonda l'Italia, e i soliti noti continuano a suonare l'orchestrina. Non si sono ancora accorti che le scialuppe di salvataggio sono finite, ormai, e che se coliamo a picco annegano anche loro.

Mentre i candidati giocano a non-mi-hai-fatto-niente-faccia-di-serpente, ogni giorno arrivano nuovi fatti (non pugnette) a dimostrare che la crisi che attraversa l'Italia non è congiunturale, ma strutturale.

Prima i test PISA che schiaffano i nostri studenti più o meno al livello del Botswana. In qualsiasi paese civile sarebbe uno scandalo in prima pagina, da noi i media se ne sbattono gli zebedèi: sono troppo presi a rilanciare la stronzata del giorno di qualche lìder màximo dello zerovirgola stopardecippoli.

Poi arriva il Factbook 2008 dell'OCSE e indovinate un po'? Siamo tra gli ultimi della classe in tutto. Tranne che in una cosa: il numero di telefonini per abitante. Che figata. Siamo gli ultimi pirla del mondo industrializzato, però possiamo chiamarci con la tariffa You&Me per discuterne con lo sconto.

Colpo di grazia, ecco l'FMI a dirci che cresciamo meno di tutti, che produciamo meno di tutti, che abbiamo il secondo debito pubblico al mondo e altre simpatiche amenità.

Beh, l'FMI è l'FMI, sono importanti, son prestigiosi, son dei ganzi insomma, stavolta la notizia finirà in apertura dei tiggì e in prima pagina sui giornali. Nossignore. Trafiletto in Economia per i quotidiani, liquidata in trenta secondi in coda nei telegiornali.

Ma come si fa, direte voi, a far passare in secondo piano delle notizie così? Bisogna manipolare l'informazione! Comprare i giornalisti! Imporre la censura preventiva! 

Ma va là, è molto più semplice: prendi un popolo che esce a fatica da secoli di arretratezza. Regalagli tre tivù commerciali. Somministragli tre volte al dì per vent'anni, prima o dopo i pasti, abbondanti dosi di Beautiful, Amici, C'è Posta Per te, Grande Fratello: effetto assicurato che manco lo xanax.

Costa meno che mantenere un serizio segreto ed è molto più pervasivo. Del resto, questo era uno dei punti chiave del mitico Piano di Rinascita (sic...), nero su bianco, di quei simpaticoni della P2. P2 ai cui elenchi risultano iscritti un certo Berlusconi Silvio e un certo Costanzo Maurizio. E l'unico, di quei punti, che si è poi realizzato appieno.

Basta tentativi di colpo di stato alla Golpe Borghese: troppo costoso e troppo chiasso. Meglio ammansire il popolo bue: "la vera essenza della P2 resta rappresentata dal dominio dei mass media. È il capitolo piduista in gran parte realizzato: potere televisivo del Cavaliere consolidato dalla legge Gasparri", ha scritto a suo tempo Riccardo Orioles.

Ed è così che può succedere l'insuccedibile: c'è qualcuno che può andare a dire su YouTube (mica in tv, perché anche loro si sono aggiornati...) che i libri di storia son da riscrivere perché c'è troppa Resistenza; che i pentiti di mafia son tutti degli infami, perché lui di mafia se ne intende ed è lui stesso che lo dice, senza pudore; che il mafioso Mangano, condannato all'ergastolo per omicidio, era un "eroe". E nessuno fa un plissé, mentre il Times riporta la notizia giustamente inorridito.

Nella mia modesta opinione, chi dice che gli schieramenti sono uguali, che i programmi sono uguali, o è un ingenuo o mente sapendo di mentire. Non che dall'altra parte sian dei santi, per carità. Però non mi risulta che Veltroni si tenesse in casa scientemente un factotum mafioso, né che Fassino sia stato condannato in primo grado per estorsione mafiosa, che Franceschini risultasse iscritto alla P2 o che Prodi, se non fosse per le leggi ad personam, sarebbe in galera per falso in bilancio.

Ho provato anche a mettere da parte, a fatica, le questioni etiche e mi son detto: guardiamo obiettivamente i programmi. Mi sono sciroppato decine di Porte a Porte, di Infedeli, di Ballarò e di Annizeri. Du cojoni. Ho cercato di metterci tutto il senso critico che è riuscita a instillarmi la buon'anima della Nova, settantenne insegante di greco e latino di una certa IV D, nota anche come la donna con l'alito più pestilenziale al mondo, ma quanti grazie le devo.

Ho cercato di ragionare il più obiettivamente possibile, e, con la poca o tanta obiettività di cui sono capace, con quella poca conoscenza di temi socioeconomici che ho, mi sembra che a parte qualche scivolone le proposte del PD siano incomparabilmente più serie.

Ecco perché domenica voterò PD. Lo voterò turandomi il naso, come insegnava il buon vecchio Indro, perché senza le preferenze mando sì in Parlamento la Bonino, ma pure la Binetti. Ma lo voterò. Perché, sì, insomma, è proprio come per l'Alitalia: Air France è una soluzione di merda, ma è l'unica che abbiamo. Veltroni non è Zapatero, ma questo passa il convento (in senso anche letterale). "Ma anche" è l'unica, ultima, flebile speranza di rimettere in carreggiata questo sgangherato paese.

Paese che ormai non fa più nemmeno tenerezza, non ispira più nemmeno simpatia. Chiunque abbia conoscenze all'estero, o si prenda la briga di andarsi a leggere i giornali stranieri, lo sa.

Come certi comici passati di moda, che si ostinano a rifare le gag dei tempi d'oro. Crede di essere divertente, invece, ormai, è soltanto patetico.





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10 dicembre 2007

La patata tiepida

Vabbe', sara' una goccia nel mare, non servira' a niente, ma io alla Binetti le ho scritto, per significarle tutti i sensi del mio disgusto per la sua assurda scelta. Qui sotto il testo della mail che le ho inviato.

Invito tutti a mandare un messaggio di disapprovazione a paolabinetti@paolabinetti.it.

Forse, se di mail comincia a riceverne tante, la "coscienza" alla quale dice di essersi appellata comincera' a suggerirle idee piu' sensate.

Se lo fate, evitate gli insulti: lo so che la tentazione e' forte, ma non gioverebbe alla Causa.

Gentile Signora Binetti,

sono uno dei milioni di italiani che sono rimasti sconcertati dinanzi alle Sue scelte di voto in merito all'emendamento al pacchetto sicurezza, che mira a introdurre nel nostro Paese norme contro la discriminazione a causa di orientamento sessuale e identità di genere.

Orientamento sessuale e identità di genere in merito alle quali, puntualizzo subito, Lei e' libera di avere le opinioni che crede: e' libera di pensare che gli omosessuali e i transessuali siano dei "degenerati", e io come cittadino di questa Repubblica difendo la Sua libertà di avere questa opinione.

Ma un conto sono le opinioni, Signora Binetti, e un conto sono le discriminazioni: qui si tratta di impedire che simili opinioni si trasformino in atti di aggressione contro cittadini che, le piaccia o no, hanno gli stessi diritti di tutti gli altri, in primis il diritto alla vita, all'integrità' fisica e alla dignità.

Un'azione che non e' superflua in un Paese dove, solo pochi mesi fa, a Torino un adolescente e' stato indotto al suicidio dal mobbing dei compagni di classe, perché gay, nella totale indifferenza del mondo degli insegnanti e degli adulti in generale; dove, solo tre settimane fa, un ragazzo e' stato aggredito e picchiato nel centro di Bari perché gay, sempre nell'indifferenza dei passanti; dove pochi giorni dopo, a Finale Ligure, tre studenti hanno disegnato una svastica con la parola "gay" sul petto di un compagno.

Leggo sulla stampa (Corriere della Sera) che lei si e' appellata alla Sua coscienza prima di decidere il Suo voto. Io mi chiedo che razza di "coscienza" sia la Sua, che le ha consentito di far passare il messaggio che e' lecito discriminare e aggredire dei cittadini della Repubblica solo perche' diversi, poiché questo E' il messaggio che lei ha implicitamente trasmesso con la Sua presa di posizione.

Se non e' una diretta incitazione alla violenza, e' quantomeno un atteggiamento farisaico il Suo, Signora Binetti, e uso di proposito questo aggettivo visto che la matrice alla quale lei si rifà per giustificare una tale scelta e' la matrice cristiana. Quando Gesu' e' stato sulla terra, signora Binetti, frequentava le prostitute e i pubblicani e ora come allora e' dalla parte dei perseguitati e non dei farisei che siedono sugli scranni. Mi piacerebbe che mi spiegasse che cosa c'e' di "cristiano" in una presa di posizione che implicitamente giustifica la violenza gratuita contro una minoranza che non aggredisce nessuno, non attacca nessuno e non minaccia niente, e chiede solo di vivere con dignità.

Un atto che, già odioso di per sé, Lei ha oltretutto condito con dichiarazioni da Bar Sport inaccettabili in generale, e ancor più per chi vanta (e' il caso di usare questo termine) un curriculum come il suo, forte di oltre 200 articoli scientifici pubblicati, dichiarazioni come quelle che ha rilasciato a La Repubblica di sabato 8 dicembre, sostenendo che di questo passo i gay chiederanno delle quote come "terzo sesso": ma quale terzo sesso?? uomini e donne gay sono UOMINI e sono DONNE con un orientamento sessuale differente e non sono in niente altro diversi dai loro colleghi di genere eterosessuali, cosa che lei come specialista in psicologia clinica dovrebbe ben sapere.

Il suo, gentile Signora Binetti, e' stato un gesto contrario non solo alla "pietas" cristiana, ma anche al più elementare senso di umanità. E credo sarebbe inutile ricordarle che la norma alla quale Lei si e' opposta non fa che attuare una Carta europea che l'Italia ha formalmente già recepito, la Carta di Amsterdam.

Vorrei però ricordarle un'altra norma che per Lei, in quanto rappresentante eletta (grazie alle liste bloccate...) del popolo italiano dovrebbe essere sacra quanto le Sue convinzioni religiose, la Costituzione della Repubblica Italiana, che all'articolo 3 recita:

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di CONDIZIONI PERSONALI e sociali".

Lei e' libera di avere le opinioni che vuole, signora Binetti, le opinioni sono Sue ma lo Stato e' di tutti i cittadini: cattolici, cristiani non cattolici, islamici, buddisti atei e quant'altro. E' dei cittadini omosessuali come di quelli eterosessuali.

Lo Stato laico, specie oggi, non e' un'opzione ma una necessità. Lo Stato o e' laico o non e', Signora Binetti, e lo Stato laico deve difendere tutti i suoi cittadini allo stesso modo. E qualora si verifichino situazioni che nei fatti ostacolano le pari opportunità, lo stato deve ristabilire l'uguaglianza di fatto negata con norme attive, come in questo caso.

Per fortuna, in questo paese, lo "stato etico" e gli "uomini della provvidenza" li abbiamo archiviati il 25 luglio 1943.

Spero vivamente che la riforma elettorale impedisca che le consorterie partitico-confessionali che l'hanno spedita in Senato possano continuare a inviare in Parlamento personaggi come Lei, e che Lei ritorni al più presto nell'anonimato nel quale e' meritatamente stata finora.


Distinti saluti
Korben de Korben

E adesso voglio proprio vedere se mi risponde.


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4 dicembre 2007

Altro che Simon Le Bon

Io sposero' Matthew Fox. E sia chiaro che non mi accontentero' di niente di meno.


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1 dicembre 2007

In loving memory*




* e soprattutto per chi c'e' ancora.




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29 novembre 2007

La patata bollente

E intanto a Finale Ligure i bulletti del quartierino (futuri furbetti del) disegnano una svastica con la scritta "gay" sul malcapitato di turno.

Plauso generale all'insegnante e al preside perche' hanno individuato i responsabili e li hanno puniti. Ma plauso de che?? Hanno fatto solo il loro dovere e ci mancherebbe altro che non l'avessero fatto.

Di solito in questi casi si dice "Ma cosa aspettano, che ci scappi il morto??". Ma non quando si tratta di finocchi evidentemente. Perche' qualche mese fa, a Torino, il morto ci e' gia' scappato eppure nessuno ha fatto un emerito cazzo lo stesso.

A quanto pare, la nostra vita vale meno di quella degli altri. Non solo per i bulletti e furbetti vari, ma anche per lo Stato. La cosa buffa e' che le nostre tasse, invece, valgono quanto quelle degli altri.

Ho provato a dire al mio commercialista che volevo fare lo sciopero fiscale: visto che non ho gli stessi diritti degli etero, ho detto, non vedo perche' devo pagare le loro stesse tasse. Mi ha fatto pat-pat sulla spalla e mi ha detto che se sto cercando un modo lento e doloroso per suicidarmi, tanto vale che consulti il Libro dei coniglietti suicidi.

Ma non avevamo un governo de sinistra e progressista?? L'unica cosa di sinistra che vedo in giro e' la Dandini sui Raitre...

Nulla e' cambiato dai tempi de La patata bollente: per una sinistra che vive nel mito dell'Uomo di marmo, ancorata a modelli di due secoli fa (e per di piu' in combutta con gli ex dicci' baciapile), i diritti dei gay sono solo un imbarazzante, ingombrante grumo di sporco da spazzare al piu' presto sotto il tappeto.

 


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26 novembre 2007

Us & them

Bari, lo picchiano in cinque perché gay. Nessuno interviene
(Corriere della Sera, lunedi' 26 novembre 2007)

Gay and proud: come out at work
(The Times, lunedi' 26 novembre 2007)

No comment.


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21 novembre 2007

Pillole di Piccoloprincipe-pensiero

Don't worry: we're gay, we know how to do. 


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20 novembre 2007

Non esiste piu' la mezza stagione



Dice: non esiste più la mezza stagione. Dice che si passa dal caldo al freddo e dal freddo al caldo. Mah, sarà. Sarà ma a me invece mi sembra, a me mi, che questo autunno sia un autunno-autunno. Le temperature, con qualche sbavatura in su e in giù, son quelle. La luce, l’odore leggero dei pomeriggi, sono quelli che ricordavo da bambino. C’è stato perfino un accenno di nebbia un paio di settimane fa. Oddio nebbia, foschia magari: nebbie come quelle che ricordo da bambino (andavo alle elementari e certe mattine a novembre ricordo che non mi vedevo i piedi mentre camminavo e si camminava rasente ai muri sfiorando l’intonaco con le manine inguantate e le merendine nella cartella) quelle sì, è vero che non ce ne sono più.

Dice che è la cementificazione. Dice: è lo sprawl urbano (che sarebbe poi sempre la cementificazione, solo un po’ più figa, un po’ più chic: dai condomini anni settanta siamo passati alle palazzine anni ottanta per approdare finalmente nei novanta alle villette a schiera). Siccome non c’è più terra libera, non c’è più umidità che sale dalla terra.

L’ho vista però io, un po’ di foschia. Sotto casa mia, dove terra libera non c’è n’è proprio, a meno che non si possa considerare terra libera un benzinaro. Non dico che mi son commosso, sarebbe troppo. Però m’è piaciuta. Abbastanza per infilarmi un giubbotto e uscire a piedi, nella città mezza assonnata e ancora mezza sveglia.

Mi piace tanto girare così per la città, all’ora di Pan. Dice che è pericoloso, che questa città è pericolosa. A me non mi è successo mai niente, a me non mi. Credo dipenda dal modo in cui guardi le persone, e dal modo in cui permetti che ti guardino. O che non ti guardino, che ti scivolino accanto scorrendo come i tram sui binari.

[Il 33 è una linea secondaria, sfiora solo il centro senza attraversarlo. A parte corso Sempione e via Porpora, fa per lo più strade poco trafficate. Per questo ha sempre in dotazione tram vecchi e tranvieri giovani. Coi loro pizzetti, i loro accenni di pancetta – prova te a star seduto otto ore alla manetta di una Ventotto – e le loro belle facce mediterranee, collegano il mio recente passato al mio presente in una manciata di fermate, sferragliando e scampanellando]

La foschia mi rispecchia, ci rispecchia. Credo che la foschia interiore sia lo stato normale dell’essere umano, in quest’epoca e in queste città. To get misty, dicono in inglese, per dire che sei confuso. Scighera si chiamava la nebbia in antico lombardo: la cosa che ti acceca.

Forse per questo non c’è più la nebbia. La funzione per cui gli dèi l’avevano concepita (ottundere di tanto in tanto, opportunamente, i sensi dei mortali), quella funzione non serve più. Gli uomini sono già perennemente ottenebrati. Meglio: anestetizzati. E soprattutto non credono più agli dèi (che, immagino, si staranno annoiando a morte: niente sacrifici, niente libagioni, niente orge sacre, niente puttane sante).

Qualcuno, chissà chi, non certo Marx che è venuto un botto dopo, ha deciso che i riti non servivano più. Ma siccome il rito, come la serva di Totò, serve, ci serve come l’aria e come il pane, gli uomini se li inventano, ciascuno a modo suo, ogni gruppo con le sue regole. E ogni tanto al sabato sera l’ambrosia sbagliata ne ammazza uno, e alla domenica il sacerdote sbagliato ne ammazza un altro.




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