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ATTENZIONE ALLA PUTTANA SANTA


Proprio quello...


12 luglio 2006

Couch potato

Dopo mesi e mesi di sede vacante, ho finalmente il mio nuovo telefilm culto. Ha debuttato ieri sera su Canale 5 e si chiama Invasion: un curioso mix in salsa ventunesimo secolo tra L'invasione degli ultracorpi e Il mostro della laguna nera, con una spruzzata di X-Files.

Insomma, un B-movie, un banale polpettone: ma è proprio questo citazionismo sfrenato a renderlo interessante. Il gioco consiste infatti nell'individuare quante più citazioni, riferimenti e scopiazzamenti possibili nei circa 80 minuti di telefilm. E poi il protagonista Russell (AKA Eddie Cibrian - che mi dicono è cubano, ecco) è un gran bono e questo non guasta mai.

Alla prima puntata mi sono divertito come un matto. La seconda, che è stasera, me la devo già perdere. E a causa del più spaventoso evento che possa capitare all'italiano medio: la riunione di condominio.

Chi me la registra?




permalink | inviato da il 12/7/2006 alle 10:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


5 luglio 2006

Top of the pops

Se la facessero da noi, indovinate chi si piazzerebbe ai primi posti.




permalink | inviato da il 5/7/2006 alle 15:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


5 luglio 2006

L'Italia s'è desta

ATTENZIONE: questo post parla (anche) di calcio, con occhio indulgente e interessato. E' pertanto caldamente sconsigliato a chi ieri ha guardato i Simpson su Sky e chi ha sbuffato scocciato quando 58 milioni di italiani hanno esultato come un sol uomo ai due gol.

Che strano e stupefacente paese è il nostro. Ogni volta che tocchiamo il fondo, che siamo sommersi dalla vergogna, dall'indecenza e anche dal ridicolo, c'è sempre qualcuno che rialza la testa, che si rimbocca le maniche, che zitto zitto si mette sotto a lavorare con dedizione, passione, sacrificio. E ottiene (e fa ottenere al paese) risultati grandiosi e inaspettati.

Così nel '43, dopo vent'anni di pantomima, dopo la disfatta, dopo la vergogna dell'8 settembre e l'ignominiosa fuga del re, ci furono uomini e donne che da una parte e dall'altra (perché bisogna riconoscere che ve ne furono anche dall'altra) presero in mano il loro destino e il destino del paese, senza aspettare i "liberatori".

Così negli anni '50, quando eravamo morti di fame (o poveri ma belli, se preferite) ma inventavamo la Vespa e progettavamo il Pirelli, il grattacielo (allora) più alto d'Europa, una lama di vetrocemento ammirata e copiata in tutto il mondo. Così negli anni settanta, quando il paese, stretto tra la strategia della tensione e il terrorismo d'ogni colore, seppe mantenersi libero e democratico. E così naturalmente, per stare al calcio, a Spagna '82.

Certo, non possiamo paragonare un Campionato del Mondo alla Resistenza o agli anni di piombo, o anche solo al miracolo italiano. Ma il parallelo è evidente. Dopo cinque anni di ridicolo berlusconiano, e subito dopo lo scandalo del calcio, eccoli qui questi ragazzi, che fino al giorno prima sembravano preoccupati solo di sfilare in mutande, eccoli qui, non solo a giocare un calcio praticamente perfetto, ma anche a mostrare uno spirito di squadra, un senso del sacrificio, un fair play, una determinazione verso l'obiettivo che proprio non ci si aspettava.

Ha meritato di strabattere l'Ucraina e di rifilare due sonore pappine ai padroni di casa, questa Italia. E (incrociamo le dita) meriterà di vincere la finale, se vincerà. Ma una vittoria l'ha già ottenuta, ed è il segnale che ha lanciato al paese. Perché un paese ha bisogno di simboli. E una squadra che rispetta le decisioni dell'arbitro, che non fa finte smorfie di dolore al minimo fallo, che passa la palla quando deve passarla, anche se il gol lo fa un altro, che combatte fino all'ultimo minuto, che sa dove vuole arrivare e non perde mai di vista l'obiettivo, è un segnale forte.

Il calcio è business perché la nostra società è business, ma il calcio è soprattutto gioco e in quanto gioco è metafora della vita e del destino, del "Gioco di Lila". E vivendo la metafora l'uomo riporta a se stesso la consapevolezza. Quindi non disprezziamo le bandiere, i caroselli d'auto, i bagni nelle fontane. Ogni età ha le sue metafore, i Greci dell'età classica potevano permettersi le tragedie di Eschilo, noi dobbiamo accontentarci della FIFA World Cup, ed è già qualcosa.

E poi tutto sommato in questi italiani io mi ci immedesimo, perché alla fine anch'io sono così, do il mio meglio solo sotto pressione, magari sembra che il giorno prima mi preoccupo solo delle mutande e il giorno dopo sono lì, a testa bassa, a marciare deciso verso i miei obiettivi. Vorrei vivere a Barcellona e uso troppe parole inglesi, ma in fin dei conti anch'io sono un tipico italiano.




permalink | inviato da il 5/7/2006 alle 12:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


16 giugno 2006

Guess what...

E lui sarebbe "esterrefatto"... Tsk!




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8 giugno 2006

We are the champions

Domani comincia il famigerato Mundial. Anzi, il Weltmeisterschaft (o "la"?). E, mi spiace, ma per tutta la durata del mondiale abdicherò al mio ruolo di Finocchia Intellettuale Standard e mi trasformerò in un accanitissimo tifoso con tanto di canottiera con macchia di sugo, birra e rutto libero, da far invidia a un TME. E sì, griderò GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOL alla finestra quando gli azzurri segnano, e se vinciamo scendo in strada a fare il carosello, che al confronto la Torcida Brasileira sembrerà un coro gregoriano.

Ma intanto, giusto per non smentirmi del tutto, un premio l'ho già assegnato. Probabilmente i nostri non diventeranno campioni del mondo FIFA, ma per me sono già campioni del mondo di fighi: chi è che ce li ha, tutti assieme in una squadra, Blasi, Cannavaro, Gattuso o Zambrotta?

Tanto per capirci...




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1 giugno 2006

Broad visions

Ci tiene tanto a ricordare a ogni piè sospinto che lei è anche mamma. E infatti ha detto che ci governerà "come una famiglia". Insomma, siamo passati dal condominio di Albertini all'appartamento della Moratti. Mi aspetto di vedermela spuntare da un momento all'altro sulla porta, che mi dice di mettere in ordine la mia cameretta.

E intanto ha tirato fuori il primo nome del suo team: Vittorio Sgarbi, detto "lo stakanovista" per il suo noto attaccamento al lavoro e al bene pubblico, noncurante dei vantaggi personali. E che magari, chissà, verrà a dirmi che quello che ho l'ho ottenuto perché sono un culattone raccomandato. 

Missàtanto che qui ci vuole lei




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25 maggio 2006

Prodians love their children too




Come aveva vaticinato la profezia, l'oscura cappa del Regime si è rapidamente abbattuta su questo Paese, un tempo gioioso. Un insidioso morbo neocomunista si sta ormai annidando ovunque: la Serietà.

Basta vedere come lei ha accolto lui: sorridente, pacata, si è intrattenuta amabilmente, l'ha persino sbaciucchiato, anziché coprirlo d'impropèri e faje mena' dalla scorta, come prevede la procedura.

O tempora, o mores! Dove sono i Ministri della Repubblica che sbraitavano culattone sulla carta intestata del loro Ministero? Quale giovialone si assumerà l'ingrato compito di far le corna nelle foto, a quelle noiosissime riunioni dei capi di stato e di governo dell'Europa a 25? A chi il Nostro passerà il testimone del gallismo italiota, affinché sbertucci impunemente presidentesse e prime ministre con battute da barsport?? Perché i 180 chili del suo panzone non si stagliano più all'orizzonte, come il cupolone di sampietro, a ricordarci la superiorità della razza bianca?? 

Che tristezza, che grigiore! Meno male che almeno loro sono sempre gli stessi, e ci dànno l'agio di indignarci un giorno sì e l'altro pure. Così, tanto per stare in allenamento. Mentre l'Immarcescibile, passato manco da un mese dall'altra parte della barricata, come per incanto è diventato descamisado tra la folla, novello Peròn. Seguìto a ruota da quest'altro, che così almeno ci risparmia quegli abbinamenti capaci di dare i brividi persino a me.

Dove c'era l'allegria ora c'è il mugugno, dove regnava l'azzurro ora impera il grigio (e il rosso). Che noia oggi, e quanta gioia in quei bei tempi andati!

Ma non disperiamo, fratelli e sorelle: una scintilla dell'italico genio brilla anche nelle menti dei membri del nuovo Politburo. E sono certo che presto anche loro sapranno prodursi in sapide scenette, che riporteranno l'Italia al posto che le compete nell'olimpo dei paesi da operetta.

Perché Prodians love their children too (tradotto: tengo famiglia...)




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15 maggio 2006

Fund raising

Dunque, avrei deciso. L'otto per mille lo do a loro. Perché non usano neanche un euro per il culto, accolgono tutti e - udite udite - non sono omofobi. O non foss'altro per risarcirli almeno in parte delle persecuzioni del passato. E poi c'hanno i preti donne e sono montanari, quindi mi sono simpatici.

Il cinque per mille, invece, dopo mille indecisioni ho deciso di darlo a loro. Perché non se la tirano, perché lavorano in silenzio, perché non fanno distinzioni, perché sono persino spiritosi.




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8 maggio 2006

La Balota por el Presidente

E' più difficile mettere d'accordo 1009 italiani che 200 milioni di americani.

E non so se sia un male o un bene.




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6 maggio 2006

Respect

Rimango convinto che l'unico atteggiamento corretto davanti alla morte sia il silenzio. Dovunque si verifichi e da qualunque motivo causata. Le polemiche, dopo.

Certo, però, che è difficile starsene zitti quando l'intervistatrice di un tg (un tg del nano bastardo peraltro) va a scovare il prete dell'oratorio e lo incalza: "...Perché il ragazzo è cresciuto qui non è vero, vero che è cresciuto qui il ragazzo??"

Ma perché, se per caso non fosse cresciuto all'oratorio, non sarebbe stato meritevole di cordoglio?




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