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Testarda ioooooo.........

"Ecco, sì, mi taccio, un'altra volta e per sempre.  Così, senza un perché. Sparisco nel nulla, come Greta Garbo. Evito quei patetici addii dal blog che mi ricordan tanto i finti suicìdi di chi cerca attenzione: allora me ne vado eh... guardate che me ne sto andando... ecco che vado..."

Così mi ero detto. O forse non era la Grande Greta ad avermi ispirato la fuga all'inglese, era il signor W. che una volta mi disse: "Quando non si ha niente da dire, è meglio tacere". Mi sembra che avesse detto così. Più o meno.

Ma come si fa a stare zitti, dico io. Proprio non ce la faccio. Son testardo. Stubborn, mi disse una volta The Petit Prince, c'est à dire: de coccio. Appunto.

Non solo non si può stare zitti, ma bisogna anche alzare la voce, perché l'orchestrina continua a suonare mentre il Titanic affonda e si rischia di essere sovrastati dal trullallero trullallà. Affonda l'Italia, e i soliti noti continuano a suonare l'orchestrina. Non si sono ancora accorti che le scialuppe di salvataggio sono finite, ormai, e che se coliamo a picco annegano anche loro.

Mentre i candidati giocano a non-mi-hai-fatto-niente-faccia-di-serpente, ogni giorno arrivano nuovi fatti (non pugnette) a dimostrare che la crisi che attraversa l'Italia non è congiunturale, ma strutturale.

Prima i test PISA che schiaffano i nostri studenti più o meno al livello del Botswana. In qualsiasi paese civile sarebbe uno scandalo in prima pagina, da noi i media se ne sbattono gli zebedèi: sono troppo presi a rilanciare la stronzata del giorno di qualche lìder màximo dello zerovirgola stopardecippoli.

Poi arriva il Factbook 2008 dell'OCSE e indovinate un po'? Siamo tra gli ultimi della classe in tutto. Tranne che in una cosa: il numero di telefonini per abitante. Che figata. Siamo gli ultimi pirla del mondo industrializzato, però possiamo chiamarci con la tariffa You&Me per discuterne con lo sconto.

Colpo di grazia, ecco l'FMI a dirci che cresciamo meno di tutti, che produciamo meno di tutti, che abbiamo il secondo debito pubblico al mondo e altre simpatiche amenità.

Beh, l'FMI è l'FMI, sono importanti, son prestigiosi, son dei ganzi insomma, stavolta la notizia finirà in apertura dei tiggì e in prima pagina sui giornali. Nossignore. Trafiletto in Economia per i quotidiani, liquidata in trenta secondi in coda nei telegiornali.

Ma come si fa, direte voi, a far passare in secondo piano delle notizie così? Bisogna manipolare l'informazione! Comprare i giornalisti! Imporre la censura preventiva! 

Ma va là, è molto più semplice: prendi un popolo che esce a fatica da secoli di arretratezza. Regalagli tre tivù commerciali. Somministragli tre volte al dì per vent'anni, prima o dopo i pasti, abbondanti dosi di Beautiful, Amici, C'è Posta Per te, Grande Fratello: effetto assicurato che manco lo xanax.

Costa meno che mantenere un serizio segreto ed è molto più pervasivo. Del resto, questo era uno dei punti chiave del mitico Piano di Rinascita (sic...), nero su bianco, di quei simpaticoni della P2. P2 ai cui elenchi risultano iscritti un certo Berlusconi Silvio e un certo Costanzo Maurizio. E l'unico, di quei punti, che si è poi realizzato appieno.

Basta tentativi di colpo di stato alla Golpe Borghese: troppo costoso e troppo chiasso. Meglio ammansire il popolo bue: "la vera essenza della P2 resta rappresentata dal dominio dei mass media. È il capitolo piduista in gran parte realizzato: potere televisivo del Cavaliere consolidato dalla legge Gasparri", ha scritto a suo tempo Riccardo Orioles.

Ed è così che può succedere l'insuccedibile: c'è qualcuno che può andare a dire su YouTube (mica in tv, perché anche loro si sono aggiornati...) che i libri di storia son da riscrivere perché c'è troppa Resistenza; che i pentiti di mafia son tutti degli infami, perché lui di mafia se ne intende ed è lui stesso che lo dice, senza pudore; che il mafioso Mangano, condannato all'ergastolo per omicidio, era un "eroe". E nessuno fa un plissé, mentre il Times riporta la notizia giustamente inorridito.

Nella mia modesta opinione, chi dice che gli schieramenti sono uguali, che i programmi sono uguali, o è un ingenuo o mente sapendo di mentire. Non che dall'altra parte sian dei santi, per carità. Però non mi risulta che Veltroni si tenesse in casa scientemente un factotum mafioso, né che Fassino sia stato condannato in primo grado per estorsione mafiosa, che Franceschini risultasse iscritto alla P2 o che Prodi, se non fosse per le leggi ad personam, sarebbe in galera per falso in bilancio.

Ho provato anche a mettere da parte, a fatica, le questioni etiche e mi son detto: guardiamo obiettivamente i programmi. Mi sono sciroppato decine di Porte a Porte, di Infedeli, di Ballarò e di Annizeri. Du cojoni. Ho cercato di metterci tutto il senso critico che è riuscita a instillarmi la buon'anima della Nova, settantenne insegante di greco e latino di una certa IV D, nota anche come la donna con l'alito più pestilenziale al mondo, ma quanti grazie le devo.

Ho cercato di ragionare il più obiettivamente possibile, e, con la poca o tanta obiettività di cui sono capace, con quella poca conoscenza di temi socioeconomici che ho, mi sembra che a parte qualche scivolone le proposte del PD siano incomparabilmente più serie.

Ecco perché domenica voterò PD. Lo voterò turandomi il naso, come insegnava il buon vecchio Indro, perché senza le preferenze mando sì in Parlamento la Bonino, ma pure la Binetti. Ma lo voterò. Perché, sì, insomma, è proprio come per l'Alitalia: Air France è una soluzione di merda, ma è l'unica che abbiamo. Veltroni non è Zapatero, ma questo passa il convento (in senso anche letterale). "Ma anche" è l'unica, ultima, flebile speranza di rimettere in carreggiata questo sgangherato paese.

Paese che ormai non fa più nemmeno tenerezza, non ispira più nemmeno simpatia. Chiunque abbia conoscenze all'estero, o si prenda la briga di andarsi a leggere i giornali stranieri, lo sa.

Come certi comici passati di moda, che si ostinano a rifare le gag dei tempi d'oro. Crede di essere divertente, invece, ormai, è soltanto patetico.


Pubblicato il 10/4/2008 alle 19.42 nella rubrica Diario.

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